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"Permessi retribuiti"
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  I PERMESSI LAVORATIVI RETRIBUITI
 
I PERMESSI LAVORATIVI RETRIBUITI

Aspetti della presente normativa:

Premessa
I soggetti interessati
La normativa
Problemi aperti e soluzioni possibili

Premessa

La Legge-quadro n. 104/1992 prevede per i congiunti che assistono persone disabili e per le persone gravemente disabili la possibilità di ottenere particolari permessi lavorativi. I familiari di persone disabili e i lavoratori disabili nello svolgimento dell'attività lavorativa godono di più ampie possibilità di permessi lavorativi giornalieri e/o mensili.

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I soggetti interessati

Hanno diritto ai permessi lavorativi in forme diverse e con diverse modalità e condizioni:

- la madre lavoratrice o, in alternativa, il padre lavoratore entro i primi tre anni di vita del bambino con disabilita' grave accertata dalla Commissione Medica della Asl;
- la madre lavoratrice o il padre lavoratore dopo il compimento del terzo anno di vita del bambino disabile;
- i familiari che assistono la persona disabile;
- il lavoratore disabile.

I permessi spettano anche ai genitori adottivi o affidatari. In quest'ultimo caso, però, solo nell'ipotesi di figli disabili minorenni.

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La normativa

I permessi lavorativi per i familiari di persone disabili erano disciplinati dall'art. 33 della legge n. 104/1992, nonché da pareri e circolari applicative che, però, lasciando aperte alcune problematiche, non offrivano una tutela adeguata.

La legge n. 53/2000, istitutiva dei congedi parentali, e il successivo Testo Unico in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità, Decreto Legislativo 26 marzo 2001 n. 151, hanno introdotto modifiche di rilievo all'art. 33.

Per poter fruire dei permessi il bambino

a) deve essere in possesso della certificazione di disabilità grave accertata dalle Commissioni mediche Asl oppure, in via provvisoria, nel caso in cui questa non sia stata ancora ottenuta, della certificazione di un medico specialista nella patologia denunciata in servizio presso l'Asl da cui è assistito l'interessato;

b) non deve essere ricoverato a tempo pieno in un istituto o in un altro centro di assistenza. Fino al compimento del terzo anno di vita del bambino disabile, e in alternativa a prolungamento del congedo parentale, è possibile richiedere al datore di lavoro un permesso giornaliero retribuito di due ore (o di un ora, nel caso di part-time)
I due benefici sono fra loro alternativi e non sono riconosciuti alle lavoratrici autonome, alle lavoratrici a domicilio e a quelle domestiche. I permessi sono fruibili, in alternativa, anche dal padre, se lavoratore dipendente. Nel caso di madre lavoratrice autonoma e padre lavoratore dipendente il beneficio può essere goduto dal padre.
I permessi orari sono retribuiti e valgono ai fini del computo dell'anzianità di servizio ma sono esclusi agli effetti delle ferie, tredicesima mensilità e gratifica natalizia.

La legge sembra non escludere la possibilità, per l'avente diritto, di fruire nel triennio, in alternativa e nei limiti posti dall'esigenza del datore di lavoro di programmare la prestazione di lavoro dell'interessato, sia dell'astensione facoltativa, sia dei permessi orari.
Sarà possibile, quindi, scegliere tra i due benefici per periodi programmati e continuativi, ovviamente senza cumularli.
Questi permessi possono essere cumulati con il congedo parentale ordinario e con il congedo per malattia del figlio nei primi tre anni di vita, previsti dall'art. 7 della legge 30 dicembre 1971 n.1204 e con quelli diversi previsti dalle leggi o dalla contrattazione collettiva (permessi per funzioni elettorali, sindacali, per donatori di sangue).

Dopo il compimento del terzo anno di vita del bambino disabile, la madre o in alternativa il padre, hanno diritto a tre giorni di permesso al mese. Il permesso è utilizzabile anche in via continuativa, ma nell'ambito del mese lavorativo. Esso è retribuito ed è coperto da contributi figurativi utili al raggiungimento della pensione.
Il presupposto per la concessione dei permessi giornalieri è che la persona disabile sia affetta da handicap grave e non sia ricoverata a tempo pieno presso istituti specializzati o altri centri.

I permessi giornalieri spettano al genitore anche nel caso in cui l'altro genitore non ne abbia diritto: vi ha diritto, quindi, il lavoratore padre, se la moglie è casalinga o disoccupata, o la lavoratrice madre, se il padre è lavoratore autonomo.
Dopo che il minore ha raggiunto la maggiore età, i permessi potranno essere utilizzati a condizione che la persona disabile, e chi fruisce dei permessi, convivano e l'una sia assistita in via continuativa ed esclusiva dall'altro. I permessi di tre giorni mensili possono essere concessi anche ai familiari (parenti o affini entro il terzo grado), anche nell'ipotesi in cui il familiare non sia convivente con la persona disabile, purché costui assista la persona disabile con continuità. I permessi vengono concessi solo se non esistono altri familiari conviventi in grado di assistere la persona disabile.
I permessi lavorativi possono essere concessi anche al familiare del lavoratore disabile che già fruisca in proprio dei permessi, a condizione che:


a) il disabile abbia effettiva necessità, valutata da un medico della sede Inps competente, di essere assistito dal familiare convivente lavoratore;
b) nel nucleo familiare non esista un altro familiare non lavoratore in grado di prestare assistenza.

A tal fine, per gli assicurati Inps, è stata emanata una Circolare Inps n. 133 del 2000 che richiama alcune situazioni definitive o temporanee nelle quali i componenti il nucleo familiare della persona disabile non sono in grado di offrirle assistenza, consentendo al richiedente, non convivente, di godere dei permessi.
I motivi obiettivamente rilevanti, che impediscono l'assistenza alla persona con disabilità, sono i seguenti:

- la presenza in famiglia di più di tre minorenni;
- la presenza in famiglia di un bambino con meno di sei anni;
- la necessità di assistenza del figlio disabile anche nelle ore notturne accertata dall'Inps;
- il ricovero in struttura sanitaria del familiare non lavoratore;
- l'età del familiare superiore a 70 anni con una qualsiasi invalidità riconosciuta ;
- la condizione di studente del familiare convivente il quale, se universitario, deve dimostrare la regolare effettuazione degli esami.

La persona disabile, lavoratrice dipendente, cui sia stata riconosciuta una condizione di handicap grave, può godere dei permessi giornalieri orari (due ore al giorno) o dei permessi mensili (tre al mese), frazionabili. I permessi sono retribuiti, coperti da contributi figurativi e non incidono sulla formazione delle ferie e della tredicesima mensilità.
I permessi non sono tra loro cumulabili e la loro alternatività è ammissibile solo di mese in mese: il lavoratore, cioè, può scegliere di utilizzare in un mese tre giorni di permesso e nel mese successivo due ore giornaliere, ma non può cumulare nello stesso mese tre giorni e due ore.


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Problemi aperti e soluzioni possibili

La legge nulla dispone sulla frazionabilità ad ore dei permessi mensili. Tutto è affidato, quindi, all'interpretazione e alle direttive dei vari Enti previdenziali di riferimento, i quali sono tutt'altro che univoci.
L'Inps consente di frazionare  tre giorni in mezze giornate, prendendo a riferimento, per il calcolo della mezza giornata, l'orario complessivo di lavoro giornaliero di fatto osservato.
L'Inpdap, viceversa, concede la possibilità del frazionamento ad ore fino ad un massimo di 18 ore mensili.


Per quanto riguarda i permessi mensili per la cura di familiari disabili, la legge contiene una clamorosa svista, in quanto contempla tra, gli aventi diritto, parenti e affini fino al terzo grado e non il coniuge della persona con disabilità grave. Al fine di evitare una palese irrazionalità, censurabile ai sensi dell'art. 3 della Costituzione, l'orientamento consolidato ritiene che vada incluso anche il coniuge tra i soggetti possibili beneficiari. Il problema, invece, resta aperto per i casi di convivenza more uxorio.

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